Cari, rispondo ai compagni CGIL perché se ci tagliano gli abbonamenti ci tocca cambiare lavoro ed è un dramma. Dico subito che rappresento solo me stesso, perché gli altri piangono e non ci si riesce a parlare. Vengo ai gravi errori de il Manifesto per il primo maggio (mi limito a questa giornata):1) Avere concesso al collettivo Mayday ben due pagine. Capiteci, é da anni che proviamo a dire la nostra senza dire niente di significativo, e abbiamo pure l’impressione che nessuno ci ascolti. Questi della Mayday sono giovani e non credevamo potessero diventare così irriverenti.2) Non avere distinto le pagine appaltate dalle nostre, confondendo il grano con il loglio (non so cos'è ma nel 1934 si diceva così) e soprattutto l’intervista a Foa con la pubblicità anti CGIL. Si pensava che un’intervista a un’ultra novantenne con delle pagine giovani salvasse capre e cavoli (espressione sentita di recente che mi ha molto colpito).3) Non aver letto quel che prima quel che scrivevano. Per il vero qualcuno lo ha fatto ma non ha capito l'ironia (scusate: arroganza).Certo non ce la si cava con scuse convenzionali, quindi ci vorremmo inginocchiare per favorire un sano e paritetico confronto. Ma non mi pare neppure utile sparare sulla croce rossa, soprattutto per noi che siamo la croce rossa. Gli errori non sono mai frutto di disattenzione, hanno radici profonde nei soggetti che sbagliano e nella cultura corrente. Che cazzo significhi proprio non so, ma forse un po’ di paroloni possono ridare un tono dignitoso alla lettera. Dobbiamo cercare quel che nel nostro leggere la politica non va e favorisce questi errori, senza facili motivazioni come l'essere vecchi, lontani dalla realtà, troppo legati a istituzioniperdenti. Con questo impegno chiedo ai compagni della CGIL uno sforzo: pietà. Tutti possono essere criticati, anche la CGIL che il Manifesto pure critica quando ce lo chiedete. Ma va fatto a modo, senza dire cose troppo vere in modo incisivo. Al collettivo Mayday dico che quando si critica bisogna avere la dimensione del problema. E il problema della nostra sopravvivenza è veramente grande. Fatemi dire una cosa sul precariato. Dire “proletari di tutto il mondo unitevi” era molto più facile che dire oggi “precari di tutto il mondo unitevi”. Noi pensavamo che sentire l'opinione dei precari – cazzo è pur vero che a Milano hanno ridato lustro al primo maggio mentre la mattina da voi si respira un’odore acre… – potesse essere utile ma avete ragione voi: cosa voglionoinsegnare a noi che abbiamo decine di anni di sconfitte sulle spalle.Ognuno sceglie che vita viversi e a noi piace essere un po’ così, retrò, attaccati ad un mondo in cui era facile dire proletari di tutto il mondo: comprateci. Mò che non ci compra nessuno ci piace dire: cgiliellinidi tutto il mondo perdonateci! Insomma più apatia e meno cambiamenti.