Caspita! Ho fatto carriera! Negli ultimi anni a furia di contratti co.co.co sono diventata coordinatora di redazione in un quindicinale di settore, allegato a un quotidiano nazionale. Come dire, pressappoco capo-redattora. Difatti mi coordino con me stessa. Sono capo di me stessa. Collaboro con me stessa. Faccio il timone. Scrivo gli articoli. Li passo. Li titolo. Cerco foto. Le invio al grafico. Passo gli articoli dei collaboratori. Li titolo. Li mando al grafico insieme alle foto. Quali collaboratori? Domanda indiscreta. Quelli che l’editore sceglie, e che piovono dal cielo gratis et amore deo. Mica giornalisti con tesserino, ovviamente. 1. Aspiranti giornalisti disperati che in cambio ricevono inviti a succulenti educational, viaggio compreso, o al peggio abbuffate a cocktail party locali. 2. Uffici stampa. 3. Uffici marketting (sic). In questi casi, io coordinatora di redazione ordino a me stessa redattora di stravolgere il testo fino al punto da renderlo minimamente leggibile, oltre che purgato delle più vistose marchette. Mancano tre giorni alla chiusura e due pagine sono quasi vuote. Si dà il caso che i collaboratori gratis et amore deo se ne infischino delle scadenze. Allora io coordinatora di redazione ordino a me stessa redattora d’inventare qualcosa. Anche questo numero è finito. Io capo redattora vado dal grafico a chiudere tutte le pagine che io redattora ho curato.